Dove oggi scorre tranquilla l’Adda, un tempo risuonavano nitriti e voci di cavallanti. La piana di San Gregorio (detta anche Piano della Selvetta) era un luogo vivo, conteso e produttivo, legato anche alla fortuna del vino valtellinese.

Spesso si immagina che, prima della rettifica dell’Adda, la piana di San Gregorio fosse un luogo malsano e disabitato, interessato dalle continue incursioni del fiume fuori alveo e poco frequentato dalle popolazioni che preferivano vivere sulle pendici montane. Pur permanendo queste caratteristiche, in realtà, le fonti storiche mostrano anche un altro scenario: la piana era un ambiente produttivo, conteso e strategico, legato alle rotte commerciali e all’economia locale. Lo storico Arno Lanfranchi, nel suo studio Controversie per diritti di pascolo nel Piano della Selvetta documenta come tra Cinquecento e Seicento il territorio fosse al centro di liti ricorrenti tra Forcola, Ardenno e Colorina per la gestione dei pascoli e delle rendite ad essi collegate.
Le dispute non nascevano soltanto da questioni di confine, ma da interessi economici concreti. Il Piano della Selvetta contribuiva infatti ad uno dei servizi principali per il commercio del vino valtellinese verso il nord: il riposo e il nutrimento ai cavalli, veri mezzi di locomozione del tempo.
I cavallanti poschiavini ed engadinesi, che trasportavano botti di vino verso i passi alpini e i mercati d’oltralpe, utilizzavano la piana come luogo di sosta, pascolo e ristoro per i cavalli, prima di affrontare il viaggio di ritorno.
Come spiega Lanfranchi, «i cavalli dovevano poter riposare e rifocillarsi da qualche parte, prima di affrontare il lungo viaggio di ritorno, carichi del prezioso bene». Ma non solo: «in Valtellina la primavera iniziava molto prima e poter lasciare lì i cavalli per diverse settimane a pascolare allo stato brado risparmiava le proprie (dei grigionesi, NdR) riserve di fieno».
In questo modo, il Piano di San Gregorio entrava indirettamente nel circuito economico del vino valtellinese, fornendo i servizi necessari a sostenere un commercio che avrebbe reso celebre la valle in tutta Europa.
Nei documenti del tempo emerge inoltre un dato interessante: anche le comunità grigioni godevano di un diritto di pascolo nel Piano della Selvetta.
Nel corso del tempo, si era infatti consolidata la consuetudine di concedere ai cavallanti delle Tre Leghe il permesso di lasciare i loro cavalli nella piana per un determinato periodo dell’anno, dietro pagamento di una tassa.
Questa pratica rappresentava un doppio vantaggio per le comunità locali: da un lato, un introito economico diretto derivante dal pascolo concesso ai forestieri; dall’altro, un incentivo a presidiare e gestire il territorio, poiché l’estensione del suolo comunale determinava anche la quota dei proventi spettante a ciascuna comunità.
È quindi facile comprendere perché le liti confinarie tra Forcola, Ardenno e Colorina si ripresentassero con regolarità: più ampio era il territorio riconosciuto, maggiore era la rendita derivante dal pascolo dei cavalli dei cavallanti.
Ma il beneficio economico del Piano non si limitava allo sfruttamento del pascolo.
I documenti riportano che i cavallanti dovevano contribuire a coprire i costi dei “campari”, cioè gli addetti alla sorveglianza dei cavalli.
Questa figura, retribuita con parte delle tasse di pascolo, rappresenta una forma di occupazione locale legata alla gestione del territorio. Il Piano della Selvetta, quindi, non era solo una distesa erbosa utilizzata stagionalmente, ma un sistema economico articolato, in cui le comunità montane trovavano lavoro, reddito e opportunità.
Accanto ai prati e ai pascoli, la piana ospitava stalle e fienili, spesso con coperture in canne, costruiti soprattutto lungo i conoidi di deiezione dei torrenti che scendevano dalle montagne. Queste strutture, funzionali, fisse o temporanee, servivano a custodire il fieno e a presidiare i terreni agricoli, garantendo la presenza umana anche in una zona soggetta a esondazioni. Tutto ciò testimonia come, già in epoca premoderna, la piana dell’Adda fosse un territorio vissuto, sfruttato e organizzato, parte integrante del sistema produttivo locale. La fine del dominio grigione in Valtellina e successivamente la bonifica austriaca del 1830, con cui il fiume fu incanalato nel corso attuale, posero fine alle dispute sui confini che ancora oggi, in parte, ricalcano il vecchio tracciato del fiume Adda.
Il Piano di San Gregorio fu dunque un territorio che, pur interessato dalle ricorrenti devastazioni e malsanità provocate dal fiume Adda, era un nodo strategico tra montagna e fondovalle, dove si incontravano pastorizia, commercio e lavoro umano.
Fonti:
Arno Lanfranchi, Controversie per diritti di pascolo nel Piano della Selvetta, in Bollettino della Società Storica Valtellinese, n.77, 2024.
Giovanni da Prada, Il pozzone in Elzeviri di toppa, Tip. Poletti, V. di Tirano, 1995.
Foto 2 e 3: iSTORIA.ch • Archivi fotografici Valposchiavo
