Punto di partenza e arrivo: Ronco, Val Tartano
Tempo necessario: circa 4 ore
Dislivello: circa 1.220 m
Difficoltà: EE – Escursionisti esperti
Segnavia: CAI 127
La prima parte, lungo il CAI 127, è più agevole; il percorso diventa progressivamente più impegnativo nella parte alta della Val Vicima e soprattutto nella salita dal Pertuso alla cresta.
La parte terminale presenta tracce poco evidenti e alcuni passaggi su terreno roccioso e sconnesso. È quindi necessario avere una buona esperienza escursionistica e capacità di orientamento.
L'escursione è da affrontare con particolare attenzione in caso di terreno bagnato e non è consigliabile in presenza di neve o ghiaccio senza adeguata preparazione e attrezzatura.

Affacciato sul versante orobico della Valtellina, il Pizzo Presio raggiunge circa 2.390 metri di quota e domina con il suo caratteristico profilo il territorio circostante. La sua posizione lo rende facilmente riconoscibile anche dal fondovalle, ma il percorso per raggiungerne la cima è decisamente meno conosciuto rispetto a quello di altre montagne della zona.
È una cima particolare anche dal punto di vista amministrativo: sulla sua vetta si incontrano infatti i territori comunali di Forcola, Colorina e Fusine. Il Pizzo Presio può essere raggiunto da tutti e tre i versanti, ma l'itinerario della Val Vicima, nel territorio di Forcola, permette di raggiungerlo attraversando una delle zone più appartate e suggestive del comune di Forcola.

Da Ronco alla Val Vicima
Seguendo la SP11 per Tartano si raggiunge la località Ronco, dove è possibile lasciare l'auto e imboccare il sentiero CAI 127.
Il percorso sale inizialmente tra le case e i prati della frazione, per poi inoltrarsi nel bosco. La mulattiera attraversa una valle coperta soprattutto da faggi e conduce progressivamente verso quote più elevate, lasciandosi alle spalle gli ultimi segni dell'abitato.
Raggiunto il maggengo Vicima, il paesaggio cambia. Il bosco si apre e compaiono i pascoli e le baite che testimoniano l'antico utilizzo della valle. La Val Vicima non è infatti soltanto l'ambiente naturale attraverso cui passa l'escursionista: è un vero e proprio paesaggio pastorale, modellato per secoli dalla presenza dell'uomo, dall'allevamento e dalla pratica dell'alpeggio.
Proseguendo sul sentiero 127 si raggiunge la parte alta della valle, fino all'incrocio con l'Alta Via della Val Tartano. Si continua quindi in direzione della Bocchetta di Vicima.
Dopo circa 700 metri, oltre il ruscello, si incontrano due baite poste a circa 1.930 metri di quota, costruite addossate a grandi rocce sulla sinistra. È questo il punto in cui l'itinerario verso il Pizzo Presio abbandona la traccia principale.
Verso il Pertuso
Dalle baite si risale il versante verso nord, in direzione del Pertuso. La traccia diventa progressivamente meno evidente e il terreno più impegnativo.
Per farlo, si risale la sponda appena sotto, facendosi spazio tra ginepri, rododendri e, se fortunati, mirtilli.
Chi volesse evitare la maggiore pendenza di questo primo tratto può proseguire ancora per circa 800 metri lungo il sentiero 127, fino a individuare una leggera traccia che permette di raggiungere il Pertuso con un dislivello più contenuto.
I due percorsi conducono alla baita di Pertuso, posta a poco più di 2.100 metri di quota, all'ingresso di una conca appartata e suggestiva. Qui il paesaggio assume un carattere diverso: i pascoli lasciano progressivamente spazio a rocce e pendii più aspri e la presenza umana diventa sempre più rara.
Un tempo anche questa conca era utilizzata come area di pascolo, come testimoniano i barech, antichi recinti realizzati in pietra a secco e utilizzati per la gestione quotidiana del bestiame al pascolo. Queste strutture, insieme alle baite e alle altre tracce dell'attività pastorale, costituiscono oggi una preziosa testimonianza della vita che un tempo animava le quote alte della Val Vicima.
Il paesaggio che attraversiamo conserva così la memoria di un territorio vissuto e organizzato per l'allevamento, proprio mentre l'escursionista si trova ormai alle soglie di un ambiente sempre più selvaggio.


La conca del Pertuso
Addentrandosi nella conca si incontra un piccolo laghetto stagionale, una pozza che durante l'estate può arrivare a scomparire quasi completamente. Nei periodi più asciutti, soltanto un alone tra i massi ne rivela la presenza.
Il fondo del vallone è chiuso da un ammasso roccioso che bisogna superare per proseguire verso la cresta. Da questo punto in avanti le tracce diventano sempre meno evidenti e il terreno assume un carattere decisamente più severo.
La salita richiede attenzione e un passo sicuro. In alcuni punti è necessario superare brevi passaggi su roccia e affrontare terreno sconnesso, sempre con esposizione contenuta ma in un ambiente nel quale l'orientamento diventa importante.
È qui che la Val Vicima mostra il suo volto più selvaggio: alle spalle rimangono i boschi, i pascoli e le baite, mentre davanti si apre la montagna rocciosa che conduce alla cresta.
Dalla cresta alla cima
Raggiunta la cresta, intorno ai 2.350 metri, il panorama si apre improvvisamente sulla Val Madre. Qui si incontra una traccia che conduce verso destra: la si ignora e si prosegue invece verso sinistra, seguendo la cresta in direzione della cima.
L'ultimo tratto è impervio e sconnesso. Il percorso tende a mantenersi sul versante occidentale, sopra il Pertus, per poi riconnettersi alla parte terminale della cresta.
La traccia non è sempre evidente e il terreno richiede esperienza escursionistica. Rocce, roccette e brevi passaggi più impegnativi rendono questa parte dell'itinerario significativamente diversa dalla lunga salita iniziale lungo la Val Vicima.
Il Pizzo Presio non è quindi una vetta da affrontare con superficialità: la difficoltà non deriva tanto da passaggi alpinistici veri e propri, quanto dalla natura del terreno, dalla scarsa evidenza della traccia e dalla necessità di muoversi con sicurezza in un ambiente montano poco frequentato.

Un punto d'incontro tra tre comuni
Raggiunta la cima, a circa 2.390 metri di quota, si arriva a uno dei punti più particolari della montagna di Forcola: qui si incontrano infatti i confini dei comuni di Forcola, Colorina e Fusine.
Il panorama restituisce immediatamente il carattere di questo territorio di confine tra le diverse valli. Lo sguardo spazia sulle Orobie e sulla Valtellina e permette di riconoscere numerose delle cime che circondano la Val Vicima e la Val Tartano, tra cui il Pizzo dei Corvi, il Monte Seleron e il Pizzo Torrenzuolo.
Dalla vetta si comprende così anche la posizione particolare del Pizzo Presio: non una montagna isolata, ma parte di un sistema di creste che mette in comunicazione visiva valli e territori diversi.
Ed è forse proprio questo il valore più interessante dell'escursione. La salita non conduce semplicemente a una cima, ma attraversa un paesaggio che cambia progressivamente sotto i nostri occhi.
Una cima da raggiungere con rispetto e consapevolezza, dove la soddisfazione della vetta è inseparabile dal valore del percorso che conduce fin lassù.
Matteo Bianchini
