Storia delle Parrocchie

Don Cirillo Spinetti, ostinata resistenza

Avete tralasciato di partecipare alle sacre Funzioni, per andare a vedere uno straccio con le gambe storte!

Queste, da alcune testimonianze orali raccolte, le verosimili parole di rimprovero che piovvero sulle teste dei fedeli di Sirta domenica 25 luglio 1939, giorno della visita a Sondrio dell’on. Starace, segretario del Partito Nazionale Fascista. Per favorire l'afflusso di gente, i treni erano stati messi gratuitamente a disposizione. E fu così che molti Sirtaroli, che mai avevano preso un treno in vita propria, approfittarono della situazione disertando in massa le funzioni di quella domenica.

Ad apostrofare dal pulpito, in tal modo, uno dei maggiori esponenti del PNF, era stato Don Cirillo Spinetti, che con un poco velato gioco di parole intendeva stigmatizzare ancora una volta la sua ferma opposizione nei confronti di un regime verso il quale non aveva mai nascosto la propria ostilità.

Gli inizi

Cirillo Spinetti

Nato a Talamona il 25 settembre 1882, ordinato sacerdote nel 1909, Don Cirillo Spinetti fu inizialmente inviato a Triangia. Durante la prima guerra mondiale prestò servizio come infermiere in ospedali militari. A conflitto terminato, per effetto dei comizi per la nomina del titolare del Beneficio parrocchiale di Sirta del 14 dicembre 1919, venne nominato parroco di Sirta, facendo il suo ingresso in parrocchia nei primi giorni del 1920. Fu l’ultimo curato di nomina comunitativa, eletto cioè direttamente dai capifamiglia del paese1.

I primi screzi

Già poco tempo dopo il suo arrivo in Parrocchia si registrarono i primi screzi con i componenti della Fabbriceria del beneficio parrocchiale, che trovano prima formale espressione nelle dimissioni rassegnate al Prefetto dal fabbriciere-tesoriere della chiesa nel settembre 1922. Gli stessi fabbricieri eletti nel 1925 rinunciavano poi all'incarico nel medesimo anno riferendosi all'impossibilità di coprire tale carica per il carattere del Rev. Don Spinetti Cirillo il quale non intende assolutamente sottoporsi a nessun controllo dimostrando il suo carattere autoritario e di dominio su tutti. La Giunta Municipale, mentre registra questa situazione dichiara di non poter accogliere le proposte del Rev. - il Parroco presentava una terna di candidati - che in minima parte poiché sono in aperto contrasto coi desideri della popolazione (perché le terne comprendono quasi esclusivamente persone non di questo Comune) anche perché tali proposti non sono altro che strumento di propaganda anti-nazionale e fonte di dissidio nel caso venissero accolti. Sempre la Giunta avanzava all'unanimità una proposta di tre nomi che comprendeva l'ex sindaco, il viceconciliatore e un terzo candidato dalla terna del Parroco, ritenuti idonei per disimpegnare tale compito colla massima facilità ed indipendenza per il loro carattere. La risposta del Parroco nei confronti della nuova Fabbriceria era perentoria: Come non posso accettare la nuova Fabbriceria, così non potrò mai aver alcuna relazione con essa per qualsiasi eventuale bisogno2.

Da questi primi dati è già possibile delineare la dinamica di fondo che porterà il Sacerdote a scontrarsi con una parte della popolazione e con le autorità politiche locali, che faranno di tutto pur di allontanare dal paese una figura tanto scomoda. Un paese, insomma, che tutto voleva tranne che mettersi in cattiva luce agli occhi degli organismi politici locali: in un momento storico tanto travagliato sarebbe stato preferibile far parlare di sé il meno possibile.

Una nota informativa del Municipio di Forcola, datata 1925, inviata al Prefetto, traccia un primo quadro della situazione, naturalmente dal punto di vista dei prevenuti scriventi. Si segnala l'intransigenza del Parroco che peraltro non ha ancora dato prova di essere all'altezza della sua missione, che in una sfuriata dal pergamo ebbe parole di biasimo ingiustificate verso le autorità civili..., che si è rifiutato di pubblicare avvisi di pubblica utilità e che ha sollevato vivissimo malcontento nell'ambiente e che si va creando un forte attrito...3.

Sicuramente i tratti caratteriali di un uomo particolarmente intransigente, alieno da compromessi, piuttosto autoritario e dotato di un'intelligenza vivace e lungimirante, non giovarono al distendersi degli animi in paese. Fu così che di lì a poco iniziarono ad essere imputati al Sacerdote comportamenti lesivi delle condizioni di pubblica sicurezza e specialmente per la pubblica moralità, costringendo il Sindaco a dover segnalare al Questore come qui in Forcola vi sia un forte movimento settario, creato dal Parroco Don Cirillo Spinetti che mina in modo incomprensibile e con sicurezza la pace di molte famiglie facendo dei proseliti fra le ragazze minorenni; e le coltiva a tal punto da rivoltarle ai loro genitori4.

Simpatie e antipatie politiche

Aderente al Partito Popolare, alle elezioni del 1924 Don Cirillo sostenne il deputato popolare Giovanni Merizzi tanto da averlo quale ospite all’inaugurazione del monumento ai caduti di Sirta. La vicinanza con il Partito popolare non passò inosservata e costituì uno degli elementi della relazione, datata 1926 in cui i Carabinieri di Sondrio riferiscono alla Questura che il Parroco di Forcola don Cirillo Spinetti è individuo di idee e tendenze eminentemente popolari ed è ammiratore e amico personale del deputato popolare on. Giovanni Merizzi. Nelle ultime elezioni politiche del 1924, il predetto sacerdote svolse attiva propaganda in favore dell'on. Merizzi, tanto che nella sezione elettorale di Forcola si ebbe una discreta maggioranza di voti in favore del Partito popolare5. Nella relazione i Carabinieri non mancano di segnalare altri comportamenti di aperta ostilità del Sacerdote nei confronti delle disposizioni del regime: viene indicato come il mandante di un gruppo di disturbatori in occasione di un comizio di un politico fascista locale; viene poi segnalato il suo rifiuto di suonare le campane per solennizzare il giorno della vittoria nella ricorrenza del 4 novembre. Negli ultimi passaggi della relazione i Carabinieri aggiungono che il prete è sempre in attrito con le autorità perché vorrebbe che tutti la pensassero come lui e che inciti le ragazze, anche minorenni, a ricoverarsi in istituti religiosi, per la salvezza della loro anima, istigandole all'uopo persino alla disobbedienza verso i genitori6.

Inaugurazione del monumento a Sirta 18 maggio 1924
Inaugurazione del monumento ai Caduti a Sirta - 18 maggio 1924

Campagne diffamatorie

L’opera di denigrazione e screditamento messa in atto contro il sacerdote passò anche attraverso accuse di tipo personale, le quali, poiché inizialmente non avevano sortito l’effetto desiderato, andarono sempre più acuendosi. Difatti, dopo le segnalazioni in merito alla rischio per le condizioni della pubblica moralità, il podestà di Forcola nel febbraio 1926 scrive nuovamente al Questore per informarlo che una persona degna di fiducia ebbe a vedere una sera, una ragazzetta minorenne che usciva dalla porta della canonica: la relazione porta il nome della ragazzetta ma non è dato di sapere il nome del testimone oculare7. Il podestà giustifica la denuncia del fatto all’autorità superiore con queste parole: affinché sia a conoscenza delle autorità proposte alla tutela della pubblica moralità e delle famiglie in genere, nonché delle stesse ragazzotte minorenni che forse troppo fiduciose sotto lo usbergo del manto Religioso si affidano al primo sfruttatore delle loro ingenuità8.

Collegate a questo tipo di accuse si registrano, in alcune testimonianze orali, narrazioni alquanto colorite in relazione a Don Spinetti. Sull’onda delle superstizioni che ancora nel primo ‘900 facevano da sponda alle paure della gente nei piccoli paesi valtellinesi, alcuni paesani non mancarono di attribuire al sacerdote proprietà malefiche tra cui quella del Trà la fisica cioè la capacità di suggestionare o raggirare le persone anche con il solo sguardo oltre che quella di trasformarsi in altre creature. A Don Spinetti era associata la capacità di trasformarsi in un gatto, nelle cui sembianze avrebbe potuto con silenziosa facilità introdursi nelle abitazioni delle giovani del paese, al calar della notte.

Il questore non si sentì di dar corso alle varie missive, ancorché non supportate da prove oggettive, fintanto che nel 1931 una segnalazione giunta dal Prefetto impose l’avvio di una accurata istruttoria.

I fatti contestati

La segnalazione intendeva chiarire la dinamica di un episodio accaduto il giorno 19 aprile 1931 in cui si svolsero i funerali della moglie dell'ex Sindaco. Ai funerali intese intervenire la squadra dei Balilla con gagliardetto al comando del capo squadra [...]. Prima d' incolonnarsi il corteo funebre il capo squadra, presente il podestà, credette opportuno chiedere l'autorizzazione al parroco, il quale pensò subito di rispondere negativamente e che non voleva fascisti ai cortei. I giovani e tutti rimasero sorpresi a tale risposta [...] se ciò non bastasse in chiesa, davanti al feretro, [don Spinetti] disse che dove c'è Cristo non vi sono partiti e che Cristo solo comanda9.

Dalla relazione del questore emergono conferme in merito alla segnalazione prefettizia oltre che la registrazione di un altro episodio che contribuì a fornire elementi sufficienti per comminare al sacerdote la pena della diffida da parte del Questore di Sondrio il 5 maggio 1931: nel Febbraio 1929 in occasione della conciliazione fra lo stato e la Chiesa, a richiesta dell’allora Segretario Politico […] di cantare il Te Deum, come veniva praticato nelle altre parrocchie, egli, col protesto di attendere istruzioni dalle autorità ecclesiastiche superiori, ma in effetto perché non gradiva che alla cerimonia intervenissero le autorità civili, cercò di tergiversare e tanto fece che cantò poi il Te Deum senza l'intervento delle autorità stesse10.

La diffida comminata a don Spinetti sortì gli effetti sperati dal Prefetto di Sondrio, tant’è che nei successivi due anni non vi sono segnalazioni in merito a comportamenti scorretti del Sacerdote nei confronti del regime; non sortì però l’effetto dell’allontanamento del prete da Sirta sperato da quella parte di popolazione alla quale Don Cirillo era ormai inviso.

Nel 1934 tornarono in auge le accuse relative alla dubbia moralità, ravvivate forse dallo strascico morale di una questione legale in cui il sacerdote fu accusato di essersi illecitamente impossessato dei beni di due sorelle che lo avevano nominato loro procuratore, con il compito di vendere le loro proprietà e destinare il ricavato, in parte alla chiesa della Sirta e in parte al Sodalizio delle figlie di Nostro Signore di Monte Calvario in Roma, e dal quale Don Cirillo verrà poi prosciolto dal pretore di Morbegno. Non senza sorpresa e stupore della popolazione, nel maggio di quell’anno, nei pressi della casa parrocchiale, comparve un manifesto che recitava: avviso: gioventù rallegriamoci! che la casa parroco è trasformata in un casino11. I locali Carabinieri raccogliendo informazioni relativamente al fatto riferiscono anche in merito alla presunta frequentazione del parroco con una ex figlia di Maria, avvenuta due anni prima, con tanto di nominativi e particolari, forse fin troppo dettagliati, in merito alle modalità con cui la ragazza sarebbe stata circuita. I carabinieri giungono anche a dichiarare che per mascherare l’accaduto, il prete aveva convinto la donna a sposare un imbecille del luogo. A riprova della verità dei fatti esisterebbero le lagnanze espresse dal marito della donna al Vescovo durante una visita pastorale e che la cosa è risaputa da tutto il contado e paesi circonvicini, con grave discapito per la religione e la dignità del sacertote surripetuto12.

Starace a Sondrio

E’ in questo clima che si inserisce l’episodio, ricostruito tramite testimonianze orali, in apertura di questo articolo. Lasciamo ora alla penna di Pierluigi Zenoni il compito di narrarne la versione con il debito supporto delle fonti storiche consultate.

Pulpito nella Chiesa Parrocchiale di Sirta

Accadde poi che giungesse a Sondrio, in pompa magna e per far visita al capoluogo valtellinese Achille Starace segretario del Partito nazional fascista. Era la domenica del 25 luglio del 1939 e, in quell'occasione, don Cirillo Spinetti straripò nuovamente dagli argini della prudenza. Nella predica fatta quel giorno stesso, alla Messa, disse ai presenti che hanno fatto bene le donne a non lasciare la festa religiosa per andare a vedere certi Gioppini13 e, perché proprio non vi fossero sottintesi, alla recita del rosario della sera successiva, tenne una nuova predica per dire alle donne che invece erano andate a Sondrio a ricevere Starace, che: certe donne d'Italia e di Sirta sono senza fede. Le donne d'Italia e di Forcola hanno la coscienza come il vestito di arlecchino, che è di 52 colori e mezzo. Si vestono con dei colori di arlecchino e strapazzano la festa per andare a vedere un Gioppino dalle gambe storte, che ieri non era stimato ed era un disonesto e che oggi mette in trono i disonesti ed i ladri14. Per poi aggiungere, in tono di sfida, che autorizzava i fedeli a riferire a chiunque le sue parole perché era preparato a risponderne1516.

Un affronto di questo tipo non tardò a giungere alle orecchie del Prefetto che, grazie alla consueta opera di indagine svolta dai Carabinieri, trasmise una lunga e dettagliata relazione al Ministero dell’Interno. L’occasione fu ancora una volta utile a correlare la segnalazione principale con piccoli episodi, fino ad allora non considerati, ma ora utili a tracciare un profilo del prete che facesse propendere chi di dovere nel prendere una drastica e definitiva decisione sulla questione. Si portarono dunque all’attenzione del Ministero altri fatti: alcuni di relativo interesse, come l’episodio in cui don Spinetti avrebbe espresso dure critiche al parroco della frazione Selvetta, prete di indiscussi sentimenti patriottici e fascisti, in quanto aveva preso parte a una manifestazione di reduci dall’Africa Orientale; altri rubricabili quasi a note di colore, come la minaccia ad una madre di famiglia di non ammetterla più alla confessione se avesse mandato i figli alla colonia elioterapica, col pretesto che era scandaloso inviare i bambini alle colonie ove sono costretti a stare colle gambe nude, oppure l’episodio in cui vedendosi salutare romanamente da una bambina il sacerdote chiamò la madre dicendole di non farle più fare quelle asinate17.

Nell’ottica dell’avvio del procedimento in capo alla Commissione Provinciale per l'Ammonizione ed il Confino di Polizia, anche il Questore, su sollecitazione prefettizia raccoglie organicamente tutti gli episodi contestabili al sacerdote, concludendo la sua relazione con queste parole: premesso quanto sopra, lo scrivente ritiene che l'attività del sacerdote don Spinetti tende indubbiamente a contrastare l'azione del Partito fascista e degli altri organi dello Stato ed è tale de poter recare serio nocumento agli interessi della Nazione. Propongo, pertanto, che lo Spinetti sia assegnato al Confine di Polizia per un congruo periodo18.

Prospettandosi, per il sacerdote di Forcola, il Confino, intervengono in suo favore alcuni parrocchiani che, attraverso delle lettere inviate al Questore, dichiarano di non aver mai sentito affermazioni o aver assistito a comportamenti contrari al regime da parte del parroco.

L’intervento del Vescovo

Sulla questione, entra in scena per diretta competenza anche il Vescovo di Como, che, informato dei fatti si reca personalmente a Forcola invitando Don Cirillo a lasciare Sirta per portarsi in una parrocchia fuori provincia.

Ma Don Cirillo dà nuovamente prova della sua ostinata resistenza: sentendosi nel giusto risponde che darà seguito alla richiesta del Vescovo soltanto se nei suo confronti saranno prodotte prove testimoniali e che un giudice retto ed imparziale non rifiuti nessun elemento di retto giudizio19. Il Vescovo consiglia allora al Prefetto, prima di ricorrere ad altri provvedimenti che creerebbero imbarazzo nei rapporti tra curia e regime, di chiamare il prete in Prefettura, e di dargli una buona paternale20. Cosa che il Prefetto prontamente fece tramite una telefonata. Rendendo poi risposta al Vescovo, con successiva lettera, gli comunicava di aver anch’egli consigliato al sacerdote il trasferimento in altra parrocchia e di aver raccolto positive rassicurazioni in merito al trasferimento, ma non a Cremia (come indicato dal Vescovo) che egli non può accettare per ragioni sue personali. Il Prefetto fa dunque appello al Vescovo perché trovi il modo per trasferire quanto prima il parroco da Sirta attendendo rassicurazioni in merito nei successivi sette o otto giorni, al termine dei quali non avrebbe potuto far altro se non dar seguito alla pratica di confino. Nel mentre, il Prefetto informava Roma della dinamica, prendendo tempo e sperando di risolvere il caso senza dover convocare la Commissione Provinciale per l'Ammonizione ed il Confino di Polizia21.

Rassicurazioni giungono con una lettera del Vescovo il 5 settembre, in cui il Prefetto viene informato che il Sac. Spinetti si è deciso di accettare la proposta di trasferimento e che sarà di li a poco nominato parroco della prepositura di Cremia (CO)22. Ma la definitiva partenza del prete da Sirta, tra solleciti e riscontri tra prefettura e curia, tarderà ancora ad arrivare, mentre il Ministero incalza il Prefetto chiedendo riscontro di quali provvedimenti siano stati presi nei confronti dello Spinetti.

La definitiva partenza avvenne soltanto il 20 settembre 1939, con il treno delle 15.20 dalla stazione di Ardenno. Ma a Cremia, don Cirillo, non arrivò mai.

Ancora una volta resistente, aveva deciso di interrompere prima il suo viaggio, trovando ospitalità presso il convento dei Frati Minori di Dongo con l’intento di far ritorno, quanto prima, a Forcola. Sarà proprio Dongo il luogo in cui Don Cirillo riceverà dal Vescovo la notizia che egli sarà comunque sottoposto alla valutazione della Commissione Provinciale di Sondrio; decisione comunicata al Vescovo da una telefonata del Prefetto di Sondrio, avvenuta probabilmente appena lo stesso fu informato che lo Spinetti non aveva mai raggiunto la destinazione indicata. Davanti a cotanta intransigenza anche il Vescovo optò per sospendere il prete a divinis23.

Il confino

Per il Prefetto non era più possibile lasciar correre quel che stava accadendo, intimò così al sacerdote di presentarsi avanti alla Commissione provinciale per i provvedimenti di polizia in data 27 novembre 1939, ore 15.00. Il dado era tratto.

Anche nella difesa, da quanto riportato dal Prefetto nella successiva relazione al Ministero, il comportamento dell’imputato fu deplorevole davanti alla Commissione provinciale [...] negando recisamente tutte le circostanze contestategli, non escluse quelle che dalla inchiesta risultano accertate a suo sfavore, sia dichiarando spavaldamente che intende ritornare in Forcola e che non si sente di esercitare la sua missione spirituale in altra parrocchia.

A Don Cirillo Spinetti fu dunque comminata la pena del Confino di polizia per la durata di anni due. A nulla valse il successivo ricorso presentato dal prete.

Subito dopo la decisione della Commissione il sacerdote fu tratto in arresto, in attesa di conoscere il luogo dove avrebbe dovuto scontare il Confino.

Il 5 dicembre il Ministero dell’Interno destina il sacerdote alla Colonia per il Confino Politico di Limbadi (CZ); il giorno 6 parte da Sondrio accompagnato da due agenti e il giorno 8 la prefettura di Catanzaro informa dell’arrivo del confinato. Don Cirillo avrebbe dovuto trascorrere qui due anni della sua vita. Vi passò, invece, poco più di un mese perché il 20 gennaio 1940 fu trasferito alla colonia di Pisticci (MT).

Il trasferimento, letto come un prossimo ritorno del sacerdote, riaccese a Forcola gli animi delle due fazioni: i sostenitori del prete e i suoi detrattori. In particolare, il gruppo dei sostenitori capeggiato dalla perpetua di don Spinetti, si mobilitò per chiedere il ritorno del prete. I promotori dell'iniziativa saranno formalmente diffidati ad astenersi da ogni ulteriore attività per ottenere la liberazione dal confino di polizia dell'ex parroco di Forcola24, ma, nonostante la diffida, in occasione di una visita pastorale del vescovo, a Delebio, gli fecero pressione per ottenere il ritorno di don Spinetti a Forcola.

Anche i detrattori del sacerdote non furono da meno, tornando a battere sulla questione della dubbia moralità del sacerdote. E’ del dicembre 1939 una dichiarazione presentata da una donna del paese ai Carabinieri di Ardenno in cui riferiva di essere stata molestata dal parroco molto tempo prima. Se può suonare strano ma verosimile che questa dichiarazione sia giunta ben nove anni dopo l’accaduto, non giova alla credibilità del caso il fatto che siano state rilasciate dalla sposa di un uomo dalla risaputa appartenenza al PNF. Difatti anche il comando Carabinieri di Sondrio, informato della testimonianza raccolta, chiese che la dichiarazione venisse riportata su carta formato processo: come a invitare la signora a prendersi la responsabilità delle sue dichiarazioni.

Ritorno in libertà

Foglio di via

Il 17 aprile del 1941, sette mesi prima della scadenza prefissata, don Cirillo, grazie a una riduzione della pena concessa a tutti i confinati assegnati alla colonia di Pisticci, termina il periodo di confino.

Già dal mese precedente, questura e carabinieri constatarono che il ritorno a Forcola del parroco [...], un giorno o l'altro provocherà delle sicure dimostrazioni di reazione per la presenza non desiderata del parroco stesso25.

Intesa la reale intenzione del prete di far ritorno a Forcola, ripresero i contatti tra le autorità civili e la Curia di Como. Il Prefetto tornò a scrivere al Vescovo segnalando che, appena saputo la notizia [del ritorno del prete], è sorto vivo disappunto e sono state fatte circolare voci di ostilità verso il Sacerdote26, chiedendo di esaminare la necessità ed urgenza di trasferire il Don Spinetti in altra sede di questa Provincia in località al più possibile distante da Forcola ove non vi sia possibile di destinarlo in qualche sede della Provincia di Varese, che mi consta sottoposta in parte anche alla Vostra alta Direzione.

A differenza delle precedenti sintonie, in questa occasione il Vescovo decise di non accogliere le richieste del Prefetto.

Don Cirillo fece dunque rientro a Sirta il 7 giugno 1941 ma si troverà davanti un paese molto diverso da quello che aveva lasciato. Quasi la totalità della popolazione infatti, se non gli era contraria, manteneva con il Sacerdote un atteggiamento di algida indifferenza: non tanto perché appoggiassero la linea del gruppo fascista locale, ma piuttosto poiché tutti, chi più o chi meno, avrebbero avuto qualcosa da perdere se si fossero rivelati aperti sostenitori del sacerdote.

[don Spinetti] ha ripreso le sue funzioni ecclesiastiche. Questo ritorno ha determinato in paese una situazione anormale. La popolazione manifesta in modo passivo sentimenti ostili nei confronti del parroco. Il giorno del Corpus Domini non si è fatta la processione religiosa in programma e debitamente autorizzata per il mancato concorso dei fedeli. Domenica scorsa alla Messa celebrata dal Parroco erano presenti soltanto una ventina di persone mentre solitamente quella Messa era assistita da circa 200 persone. La popolazione dice apertamente che non vuole frequentare il tempio a causa del parroco inviso e indesiderato27.

Dopo ulteriori segnalazioni di malcontento nella popolazione da parte dei Carabinieri, il Prefetto tornò alla carica richiedendo nuovamente al Vescovo di valutare la possibilità di trasferire il sacerdote. Dalla risposta fornita, oltre al parere di senso diametralmente opposto del Vescovo sulla situazione, si apprende anche come la questione sia approdata addirittura alla Santa Sede. Nessun cedimento dunque da parte del Vescovo nell’assecondare le richieste del regime.

Il cerino era in mano alle autorità civili. Come uscire dall'impasse riportando la tranquillità in paese, senza dar contro all’autorità ecclesiastica e nello stesso tempo non perdere la faccia dandola vinta allo Spinetti?

Da quanto emerge dalla documentazione la soluzione fu quella di una vera e propria trattativa che coinvolse tutti gli attori, ciascuno con il proprio ruolo.

Il Prefetto in una nota indirizzata al Questore inizia ad evidenziare che dai rapporti dei funzionari recatisi sul posto e dalle segnalazioni dei CC.RR. appare che c'è effettivamente in quell'ambiente qualcuno che cerca di tenere agitati gli animi e che taluni manifestano propositi ostili o addirittura delittuosi28.

Nel mentre il Ministero viene costantemente aggiornato sulla questione.

Pochi mesi dopo la decisione del Vescovo di non prendere provvedimenti in relazione all’allontanamento dello Spinetti fu supportata anche dagli esiti di un’inchiesta interna fatta svolgere dal Vicario generale di Curia: dall'inchiesta […] condotta nei confronti del parroco Don Spinetti Cirillo, non sono emersi elementi tali da consigliarne l'immediato allonanamento dalla Parrocchia di Forcola, ma che comunque si riserva [il Vicario Generale], appena sarà placato l'orgasmo popolare, riesaminare la possibilità di assegnare detto prete ad altra sede29.

Successe poi che vennero identificati e diffidati una decina di facinorosi, che avevano capeggiato le ostilità contro il prete, avvertendoli che si sarebbe proceduto ulteriormente nei loro confronti se avessero continuato a fomentare disordini.

La quiete dopo la tempesta

La mossa ebbe il suo effetto e i Carabinieri, che solo due mesi prima parlavano di situazione preoccupante, poterono ora scrivere alla Prefettura che: la massa della popolazione che per il passato è stata trascinata a dimostrazioni contro Don Spinetti da una decina di facinorosi è da ritenersi affatto ostile al parroco30. L’agitazione prima presente nella popolazione di Forcola poteva dirsi rientrata.

Dei fatti riferisce anche il Prefetto al Ministero: intanto consta che molti fedeli hanno ripreso la frequenza delle funzioni religiose e quindi la situazione pare stia normalizzandosi. Perciò è stato tolto il posto fisso di Carabinieri disponendo però una continua intensa vigilanza e sono stati fatti diffidare alcuni elementi che erano risultati sobillatori della ostilità verso il Sacerdote31.

Anche il Vescovo poteva ora venire incontro alle autorità civili senza che ciò fosse letto come un cedimento. In data 24 febbraio 1942, infatti, dispose l'assegnazione del sacerdote don Cirillo Spinetti alla parrocchia di Cedrasco.

Il suo arrivo nella nuova parrocchia tarderà di qualche mese poiché ancora una volta si dovettero acquietare gli animi della popolazione di Cedrasco che, a causa della negativa propaganda nei confronti del prete svolta da alcuni noti, non intendeva accogliere di buon grado l’arrivo del nuovo parroco. Il tempo però diede poi ragione a Don Cirillo, tant’è che alla sua morte i parrocchiani posero nel cimitero una lapide in suo ricordo con la dicitura il popolo di Cedrasco riconoscente.

Lapide Cirillo Spinetti

Ma non fu solo con i parrocchiani che Don Cirillo si dimostrò strenue oppositore del regime; diverse sono le situazioni che lo individuano come attore di primo piano nel contesto politico del tempo e che raccontano l'ascendenza e la stima che riscuoteva presso i confratelli nel sacerdozio; alcune di queste testimonianze sfociano anche in letteratura e compongono lucidi quadri romanzati del ruolo svolto dal sacerdote.

Dal Diario di un parroco di montagna di Giulio Spini, figura importante nella Resistenza e nella politica del Dopoguerra, si riporta questo stralcio riferito a Don Cirillo Spinetti:

Uno di questi giorni ho avuto l'occasione di salutare il parroco di un paese... Energico, sicuro di sé e delle proprie idee, don C. * non è facile da accontentare. I suoi parrocchiani si sono abituati al suo `dire pane al pane e vino al vino', quando deve confidare dal pulpito delle scontentezze di genere pastorale, risparmiando però ai suoi fedeli le più acidule. Il suo volto non è mai ombroso, ma la distensione orizzontale permanente delle labbra serrate gli vieta un rilassamento bonario. Non mancano, sia nelle prediche che nelle brevi conversazioni, accenni ironici alla cosa pubblica, non importa di che livello. Non sono pochi ad aspettarsi qualche resa dei conti per lui spiacevole (il castigamatti poliziesco da Sondrio, dove si puote ciò che si vuole). Non di sicuro per malanimo locale (la popolazione è quieta e legata alla parrocchia)32 [sic!]

Nell'aprile del 1956 l’allora parroco di Sirta Don Raimondo registra sul bollettino parrocchiale il trapasso di Don Cirillo: trapasso maturo deceduto nell'ospedale di Valduce in Como, il mattino del 27 marzo, il sacerdote Don Cirillo Spinetti, all'età di 74 anni, per tumore maligno al fegato.

Ordinato Sacerdote nel 1909, fu inviato a Triangia. Durante la prima guerra mondiale prestò servizio come infermiere in ospedali militari. Nel 1920 fu nominato Parroco a Sirta, dove restò fino al 1942. Dal 1942 fino al 1955 resse la parrocchia di Cedrasco. Ricoverato l'anno scorso nella Casa del Clero, vi restò degente fino al mese scorso. Avendo espresso il desiderio dell'estrema sepoltura nella parrocchia da lui retta negli ultimi 14 anni, venne portato a Cedrasco, dove il giorno 28 marzo vennero eseguite le estreme onoranze funebri, alla presenza di una ventina dì sacerdoti e di numerosi fedeli convenuti a Cedrasco da Triangia, Sirta e da Talamona, paese nativo del Sacerdote passato all'eternità. Tessé l'elogio funebre l'Arciprete di Montagna, compagno di Messa; disse brevi parole al cimitero l'Arciprete di San Pietro Berbenno. Dio accolga la sua anima nella pace eterna33.

Nel tono del trafiletto è possibile individuare il cauto atteggiamento tenuto dal Parroco nel riportare alla memoria personalità e fatti dell’allora recente passato, che tanta tensione e tanti affanni procurarono alla comunità di Sirta in un periodo storico a cui oggi possiamo guardare con distaccata lucidità.

Franco Mottalini

N.d.A.:

- Sono volontariamente omesse le generalità delle persone coinvolte nelle vicende narrate, rilevabili sui documenti consultati.
- ove non specificato i documenti citati sono in ASSo, Fondo Questura, Cart. 30, Fascicolo 1140, Cat. 8/A Fascicolo Spinetti Don Cirillo fu Angelo.

Note:

1 ACF, busta 55, fascicolo 64.
2 ACF, busta 56, fascicolo 8.
3 Ibidem.
4 Comunicazione inviata il 28 gennaio 1926 dal Sindaco di Forcola al Questore di Sondrio.
5 Lettera inviata il 5 ferraio 1926 dai Carabinieri di Sondrio alla Regia Questura.
6 Ibidem.
7 Lettera del 16 febbraio 1926 inviata dal Sindaco di Forcola al Questore di Sondrio.
8 Ibidem.
9 Lettera del 25 aprile 1931 inviata dal Prefetto di Sondrio al Questore.
10 Relazione del 7 maggio 1931 dei Carabinieri di Sondrio alla Regia Questura.
11 Fonogramma a mano della Tenenza di Sondrio del 21 maggio 1934.
12 Istruttoria alla Regia Questura da parte dei Carabinieri di Sondrio del 26 maggio 1934.
13 Lettera Riservata inviata il 4 luglio 1939 dal Prefetto di Sondrio al Ministero dell'Interno, Direzione Generale della P.S. Divisione A.G.R. - Roma.
14Ibidem.
15 Lettera riservata dei Carabinieri di Sondrio a S.E. il Prefetto del 30 giugno 1939.
16 Il racconto è tratto integralmente dal volume di Zenoni P., Antifascismo di popolo in Valtellina e Valchiavenna, Milano, Mimosa, 2022.
17 ASSo, Fondo Questura, Cart. 30, Fascicolo 1140, Cat. 8/A Fascicolo Spinetti Don Cirillo fu Angelo - Lettera Riservata inviata il 4 luglio 1939 dal Prefetto di Sondrio al Ministero dell'Interno, Direzione Generale della P.S. Divisione A.G.R. - Roma.
18 Relazione del Questore a A S.E. Il Prefetto Presidente della Commissione Provinciale per l'Ammonizione ed il Confino di Polizia del 18 agosto 1939
19 Lettera del Vescovo di Como al Prefetto di Sondrio del 27 agosto 1939.
20 Ibidem.
21 Lettera del Prefetto di Sondrio al vescovo di Como, spedita per Espresso, 30 agosto 1939.
22 Lettera del Vescovo di Como al Prefetto di Sondrio del 5 settembre 1939.
23 Lettera inviata dal Vescovo di Como monsignor Macchi al Prefetto di Sondrio il 26 ottobre 1939.
24 Verbale di diffida dei Carabinieri di Ardenno del 26 gennaio 1940.
25 Comunicazione della stazione dei Carabinieri di Ardenno alla Questura del 7 aprile 1941.
26 Lettera del Prefetto di Sondrio al Vescovo di Como del 1 maggio 1941.
27 Lettera della Compagnia Carabinieri di Ardenno alla Questura e alla Prefettura del 14 giugno 1941.
28 Lettera del Prefetto al Questore del 17 luglio 1941.
29 Nota della Questura di Como alla Questura di Sondrio del 20 settembre 1941.
30 Lettera inviata dai Carabinieri di Sondrio alla Prefettura del 6 novembre 1941.
31 Lettera del Prefetto al Ministero dell’Interno del 12 novembre 1941.
32 Spini G., Diario di un parroco di montagna, Coop. Editoriale Quaderni Valtellinesi, Sondrio, 2013, p. 255.
33 Bettini R., Trapasso maturo, in Il Pellegrino mensile cattolico della Provincia di Sondrio, anno 3°, numero 4, pag. 2.
Fonti:
  • ASSO - Archivio di Stato di Sondrio (ASSo), Fondo Questura, Cart. 30, Fascicolo 1140, Cat. 8/A, Fascicolo Spinetti Don Cirillo fu Angelo.
  • APSRT – Archivio Parrocchiale della Parrocchia di Sirta – Forcola (SO)
  • ACF – Archivio Comunale di Forcola
  • Bettini R., Trapasso maturo, in Il Pellegrino mensile cattolico della Provincia di Sondrio, anno 3°, numero 4.
  • Libera L., Biografia di Don Cirillo Spinetti, dattiloscritto conservato presso l’archivio parrocchiale della Parrocchia di Sirta, 2003.
  • Sergi P., Confinati politici in un paese del Sud. I “villeggianti” di Limbadi, in Regione di Confino La Calabria (1927-1943), Roma, Bulzoni Editore, 2005.
  • Spini G., Diario di un parroco di montagna, Coop. Editoriale Quaderni Valtellinesi, Sondrio, 2013.
  • Zenoni P., Antifascismo di popolo in Valtellina e Valchiavenna, Milano, Mimosa, 2022.

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