alfaedoProviamo ad aggiungere un altro tassello a quanto già conosciamo circa le origini storiche delle nostre Comunità parrocchiali.
Sappiamo tutti come, ab antiquo (XII secolo), esse facessero riferimento alla vetusta chiesetta di San Gregorio e, questa, dipendesse in tutto e per tutto dalla Pieve di Ardenno.


Un antico documento regolava funzioni e interventi del Preposito di Ardenno, con relativi emolumenti. La chiesa era governata da un custolus o cumfrater che provvedeva alla custodia, alla pulizia e al servizio del luogo sacro, nonché al traghettamento sull’Adda del Preposito quando interveniva per le celebrazioni annuali.
Maturati i tempi, la chiesa di San Gregorio si separava, non senza qualche resistenza, da Ardenno in data 19 settembre 1465, con decreto vescovile riportato dal notaio di Curia Francesco Ripa, un documento spesso citato ma che non abbiamo ancora avuto l’occasione di ritrovare nonostante le accurate ricerche presso vari archivi storici. Ma forse il documento è andato perso in epoche lontane.
Il 2 dicembre dello stesso anno si procedeva alla scelta del primo parroco, il sac. Giovanni Gavazzi.
Questi atti, come si sa, vedevano il coinvolgimento dei capifamiglia delle nostre Comunità.

statuettaVogliamo ora dare conto delle ragioni addotte dai nostri antenati nell’avanzare la richiesta di separazione e, a questo proposito, ci viene in aiuto un documento dello stesso notaio curiale Francesco Ripa, conservato nell’Archivio di Stato di Como (cart.20 fogli da 478 a 483) e che riporta le date del 21 febbraio 1465 e successive. Si tratta di una vera e propria istruttoria, che, con tanto di testimoni, presenta tutti i motivi che rendono indispensabile il provvedimento. La grafia del notaio è di assai ostica lettura e solo grazie alla perizia del professor Mario Longatti di Como, è stato possibile venirne a capo.

Il documento inizia schierando le parti in campo: da una parte i procuratori degli homines terrarum Valletartani et de la Forcola e dall’altra quelli del dominum prepositum ecclesie Sancti Laurentii de Ardeno. Dopo i giuramenti di prammatica, inizia l’interrogatorio dei testi.
Prima difficoltà segnalata è l’Adda, fiume che si trova tra le Comunità orobiche e la chiesa di San Lorenzo, magnum flumen quod temporibus maxime nivium et pluviarum excrescit et tumefit. L’Adda era a quei tempi un ostacolo importante per chi doveva raggiungere la sponda opposta, soprattutto nei periodi invernali e di piena.
Quindi per i fedeli di Tartano e Forcola che dovevano recarsi alla chiesa plebana e per lo stesso Preposito di Ardenno che doveva visitare i fedeli sparsi sulla montagna il fiume rappresentava una barriera non di poco conto.
Ma per chi doveva scendere dall’alto c’era un altro impedimentum itinerantibus, ed era flumen Vallis Campi (il Tartano).
La seconda difficoltà, altrettanto rilevante, è data dalle distanze. I luoghi di Tartano - ubi dicitur ad Sparaveram et ubi dicitur ad Fragiam (la Fraccia) et alia loca - distano dalla chiesa di Ardenno otto miglia circa, mentre i luoghi del Comune di Forcola - ubi dicitur ad Faydum  (Alfaedo) et ubi dicitur ad Campum - distano dalla predetta chiesa due-tre miglia. 
Nondimeno si tratta di strade di difficile percorribilità, via gravis, saxosa et plerumque periculosa, soprattutto in presenza di grandi nevicate e piogge abbondanti.
A questo punto, il testimone di turno, oriundus de Fopulo territorii Bergamensis, a nome e per conto degli uomini di Tartano segnala la chiesa di San Barnaba, eretta in quel territorio, come adatta alle loro esigenze, qualora diventasse chiesa parrocchiale, e ciò in ragione di motivazioni questa volta specificatamente spirituali: pericula animarum. 
Ma forse era il caso di fare un passo alla volta e, solo dopo una prima separazione da Ardenno, richiedere, in un secondo tempo appunto, un’autonomia religiosa anche per gli abitanti della Val Tartano. Così infatti si svilupperanno gli eventi e tre anni dopo la separazione di San Gregorio da Ardenno avvenuta nell’anno 1465, si giungerà anche alla separazione da San Gregorio della chiesa dei SS. Giovanni e Antonio di Sparavera. Ma di questo documento, rogato a Caspano il 12 marzo 1468 e confermato poi in Como il 23 gennaio 1511, atti tutti citati dal famoso storico del ’700 Carlo Giacinto Fontana di Morbegno, parleremo un altro momento.

fedeliIl 22 febbraio sfila un’altra tornata di testimoni i quali ripetono e confermano le motivazioni già espresse: le distanze (malam ed inerptam viam), il fiume (tumefactum cum aqua grossa et alta, cosicché non era possibile transitare neque per portum neque per pontem), le intemperie (anche: glaciem et lavinas nivium, il ghiaccio e le valanghe) e relativa frequenza di esondazioni (flumen ipsum innundabat totum planum). 
In questo atto nuovi toponimi si aggiungono a quelli già citati in precedenza: ad Vegimam (la Vicima), la Beorcam (la Biorca), ad Furnum.
Ma qui si affacciano soprattutto le esigenze di carattere spirituale, i pericoli per le anime, con illi infantes sine baptismo et aliqui homines sine confessione mortui, l’assenza cioè dei conforti religiosi nelle situazioni di pericolo di vita.
Quod verum est, ma è altrettanto vero che tale stato di cose troverebbe la soluzione ideale - viene ribadito - con l’erezione in parochiales delle chiese di San Gregorio e di San Barnaba, come da petizione dei capifamiglia di Forcola e di Tartano.
In data 14 marzo si tiene un’altra udienza con la solita sfilata di testimoni.
Le distanze salgono (compare Sostila, distante tre miglia da Ardenno; oltre a Faydum, vengono denominate anche le località Aquazo et Pratum, distanti due miglia), le difficoltà si accentuano con toni che ci riportano ai recenti fatti alluvionali che hanno colpito le nostre Comunità.
Più di 500 anni sono trascorsi, ma la natura fa sentire, ogni tanto, la sua voce minacciosa, con il paesaggio ferito e il transito impedito dalle frane e dall’impeto delle acque: nullo modo fit aditus nec accessus propter ruynas saxorum et impetus aquarum perfluentium cum magno impetu.
Ai corsi d’acqua già citati si aggiungono altri torrenti e torrentelli che ingrossano nella stagione inclemente: flumen vallis Sostille (Fabiòlo), aqua Forfolere, aqua Vegima, aqua Castayni…
Si riportano incidenti mortali causati delle acque e delle nevi: tres homines volentes transire per dictas vias mortui sunt in aqua dicta Vegima, e più oltre: Tognolus Bernardi de Bona vollens ire per vias predictas suffucatus et mortuus est in nivibus.
Sul versante spirituale, vengono citati fatti specifici di decessi avvenuti senza la presenza del sacerdote: unus filius de Zopo de Sparavera Tartani decessit sine baptismo presbiteri; e ancora: Giarabella Conzoli de la Fragia decessit sine confessione peccatorum et sepulta fuit sine sacerdote et sine exequiis; e ancora: uxor Jacobi de Sparavera decessit ipsa et unus filius suus iam annos sex sine confessione peccatorum e senza il conforto del Viatico.
teschioSi conclude la perorazione prospettando ancora una volta la soluzione efficace a dicta impedimenta et pericula, con l’auspicata istituzione delle parrocchie di San Barnaba e di San Gregorio. 
Ultimo atto è quello del 15 marzo e ad essere interpellato in qualità di testimone è un certo Zambonus de Fondrinis de Tallamona, per molti anni abitante in loco de la Beorcha vallis Tartani Communis Tallamone
Interrogatus dictus testis quod dicat et declaret quotannis est et de quotannis recordatur de bona memoria,… juramentum juravit de veritate dicenda…
Anche questo teste ripete le già riportate motivazioni, sostenendo la comune petizione propter distantiam locorum et asperitatem viarum et pericula flumins Abdue et aquarum torrentium.
Sempre a proposito dell’Adda, fa presente come l’acqua ricopra il piano a volte per otto altre volte  per quindici giorni prima di ritirarsi nell’alveo naturale, offrendo nessuna possibilità di transito né attraverso i ponti esistenti, né utilizzando il traghetto del porto di San Gregorio.
Così continua il nostro teste, riportando il già citato episodio della moglie del Giacomo di Sparavera, deceduta “…sine confessione quia presbiteri de Ardeno non potuerunt ire ad loca ipsa…”.  Prosegue specificando come questi fatti si verifichino frequentemente “…propter impedimenta viarum et aquarum et grandinis nivium…” non tralasciando di precisare come la neve in quei luoghi si elevi in altezza “per tria brachia”.

Come si sa, l’esito dell’istruttoria fu positivo. Appena sei mesi dopo giungeva il decreto vescovile di separazione della chiesa di San Gregorio, punto di riferimento delle nostre tre Comunità, dalla chiesa matrice di Ardenno.

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