San Gregorio e Sirta sull'AddaLa sistemazione idraulica dell'Adda è sempre stata un grosso problema per tutti i governi che si sono succeduti in Valtellina fin dai tempi più antichi, nei secoli immediatamente successivi al Mille, le cose, a causa delle limitate risorse disponibili, si risolvevano affidando ai comuni il consolidamento delle sponde del tratto di fiume che li interessava; in questo modo però, data la povertà cronica di quasi tutti i piccoli comuni che si affacciavano sull'Adda, i rimedi erano sempre molto provvisori.


Non bastava infatti piantare quattro pali o mettere un po’ di sassi sulle rive per veder frenata la furia del fiume durante le piene primaverili o estive. Così succedeva regolarmente che l'Adda straripasse e devastasse campi e prati, allora unica risorsa per sopravvivere; l’uscita del fiume dal suo alveo equivaleva spesso all'arrivo di una pestilenza o di un’altra calamità del genere, per il paese che ne era colpito. Le cronache di quei secoli sono ricche di avvenimenti di questo genere, che sconvolgevano la vita di quelle piccole comunità.Progetto
Più tardi, con l’instaurarsi di governi un po’ più attenti a questi problemi e con il miglioramento dei rapporti tra i comuni, successe che le opere di sistemazione delle rive dell'Adda fossero fatte in collaborazione tra paesi vicini (anche se questo portava poi spesso a liti interminabili sulla divisione delle spese; le storie dei comuni in quegli anni sono piene di contese, che seguivano la sistemazione dei ponti o degli argini dell'Adda).
Si deve però arrivare alla fine del settecento e ai primi anni dell'ottocento per sentir parlare di sistemazione completa del fiume; sono infatti di questo periodo i primi studi che prendono in considerazione tutto il corso dell'Adda nella nostra provincia e sono opera del governo della Repubblica Cisalpina. I buoni propositi rimangono comunque tali e si deve aspettare l’arrivo degli Austriaci per vedere la realizzazione delle prime importanti opere di sistemazione idraulica dell'Adda.


Il piano della Selvetta


La storia del nostro fiume, nel tratto considerato, si confonde con quella del piano che ha cominciato ad attraversare al tempo del ritiro dei ghiacciai, qualche migliaio di anni fa, nell'era quaternaria. Il piano della Selvetta è un vasto territorio che occupa la media Valtellina tra S. Pietro di Berbenno ed il torrente Masino nel comune di Ardenno; è sempre stato un territorio paludoso come testimoniato da numerosi documenti trovati negli archivi dei vari comuni che questo piano interessa.
Quello che più conta, per noi qui, è che comparso il governo austriaco in Valtellina, subito vien posto in evidenza il problema della bonifica di questo territorio (inserito in un più ampio programma di sistemazione di tutte le zone paludose). Si trattava di intervenire sull'Adda per fare in modo che il suo scorrere non comportasse più i fenomeni di impaludamento fino ad allora verificatisi. E questo si poteva ottenere solamente, secondo le varie ipotesi di progetto presentate in quel periodo, con un'opera di rettilineamento del fiume.
Anche se non tutti i tecnici del periodo sono d’accordo con questa ipotesi, bisognava togliere all'Adda la possibilità di girovagare a piacere, con meandri sempre mutevoli, nel piano di fronte a Buglio, Forcola ed Ardenno, tracciando per il fiume un nuovo percorso.
L'Adda che scorreva più o meno a caso nel piano della Selvetta, sarebbe stata costretta a fluire in un nuovo alveo, appositamente tracciato, dalla parte opposta rispetto al vecchio corso, a poca distanza dalle case di Selvetta e Sirta.
Il progetto era molto ambizioso, perché bisognava scavare un nuovo letto per il fiume lungo più di 4 km, fare nuovi argini, sistemare gli sbocchi dei torrenti vicini e la regia strada militare, costruire un nuovo canale per la raccolta dei torrenti che scendevano dal versante retico...
E tutte queste cose dovevano essere fatte a forza di badili, zappe, carriole e carretti: come si vede un'opera eccezionale che poteva essere pensata, progettata ed eseguita, solo da una amministrazione, come quella austriaca, in qualche modo decisa ed efficiente.
I progetti che vennero abbozzati furono probabilmente molti; infatti fin dalla fondazione del Consorzio per la Bonifica del Piano della Selvetta (intorno al 1808) si inizia a parlare di bonifica, ma le prime notizie sicure sull’esistenza di progetti per la sistemazione dell'Adda le abbiamo solo nel 1816 con il nome anche dei due progettisti, gli ingegneri Ferranti e Cusi. Però si deve aspettare ancora qualche anno per arrivare ad avere un vero e progetto definitivo: questo soprattutto per due motivi: uno di carattere tecnico, vista la complessità dei lavori da eseguire e un altro, non certo trascurabile, di ordine finanziario.
Una tale opera comportava una spesa di alcune centinaia di migliaia di lire ed il reperire una tale quantità di denaro non doveva essere un'impresa facile in una provincia come la nostra costituzionalmente povera.
Ma la sistemazione dell'Adda era diventata un fatto probabilmente anche di orgoglio provinciale per cui, un po' da tutte le parti si spinge in questa direzione ed i politici del periodo, sollecitati dai comuni del piano, fanno pressioni presso il governo centrale perché l'opera vada in porto.
Finalmente, il 24 giugno 1841 viene presentato il progetto di rettilineamento dell'Adda, dovuto all'ingegner Pietro Rognoni e ritrovato nell'archivio del Consorzio del piano della Selvetta.
Fu un lavoro molto importante, perché la sua realizzazione portò un cambiamento enorme nella situazione idraulica di quel tratto della nostra valle.

Antonio Boscacci (adattamento)

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