canneto Una quarantina d'anni fa, quando, giovane prete, mi portavo in bicicletta da Selvetta a Sirta, mi fermavo, in primavera, ad osservare le profumate ninfee che ornavano le pozze d'acqua in località Vallaccia o nel fosso presso la vecchia strada Valeriana che congiungeva ancora i due paesi. Colà c'erano sorgenti d'acqua sempre tiepide anche d'inverno, paradiso degli uccelli, delle rane, dei pesci e delle lontre che, qualche volta, i ragazzi portavano in paese come trofeo curioso.

Colà scendeva un torrentello, la Vallaccia appunto, che alimentava una piccola centrale per la luce elettrica di Sirta.
Ora quelle interessanti paludi sono state bonificate: è rimasto solo un fosso moderno, ben cementificato, che ha tolto ogni speranza di vita ai pesci, alle rane ed ai fiori: da un pezzo, s'intende, le lontre sono scomparse.
Lo stesso si può dire per i fossi vicino a S. Gregorio diventati, da un pezzo, prati e campi. Quei luoghi, modificati più di cento anni fa dagli argini nuovi dell'Adda ed ora resi insignificanti dal progresso, mi sono capitati sott'occhio più volte nelle vecchie carte notarili, col nome di Ruso o Pozzone delle Vallacce. Colà l’Adda, alla fine del piano di Berbenno, si raccoglieva attraverso svariati meandri in grosse pozze: in latino venivano chiamate dal notaio “puteonem” ed in vernacolo certamente si chiamavano ”il Pozzone". Quelle paludi diventarono una magnifica peschiera da quando (1) un certo Agostino Marchionni di Morbegno aveva ottenuto il diritto di coltivare e piantare una peschiera "nel Ruso alla Seloetta o alla Costa di Rorlolo”. Orbene il 24 aprile 1537 (2) si tenne un'adunanza nel cortino della chiesa di S. Gregorio, proclamata dal console di Forcola Zanini Petrobono, a cui parteciparono circa 40 capifamiglia rappresentanti di Tartano, Campo, Selvetta, Sostilla e Torraccia. Tanta buona gente volle che il notaio Camozzi Gio. Battista di Talamona stilasse un atto di donazione perpetua di due pozzi “ad utilità della chiesa di S. Gregorio de strata” (cioè sulla strada): un pozzo era nella località dove si dice “al pozzo delle acque delle Vallacce” confinante a mezzogiorno con la strada Valeriana. I fabbriceri della chiesa dovevano in perpetuo affittare tali pozzi o peschiere e convertire l'utile annuale in beneficio della chiesa stessa. E ciò: “afiinclzè S. Gregorio sia sempre intercessore presso il Signore nostro Gesù Cristo e sia sempre propizio sulle persone e sui beni del predetto Comune ed uomini di Forcola". Lo scopo della donazione, in quel determinato periodo storico, risulta evidente. Il 1537 segnava la fine di un terribile decennio per quella gente. Erano terminate la peste e la guerra: infatti, insieme alla peste, il Medeghino, il terribile signore di Musso, aveva invaso la bassa valle, tentando, attraverso la Valmadre e la Valle del Bitto, di sorprendere alle spalle i Grigioni. Egli, nel 1531, aveva all'improvviso conquistato Morbegno: le milizie valtellinesi però, proprio vicino a S. Gregorio, avevano sbaragliato il nemico, scacciandolo poi da Morbegno e dalla Valle.
Quella donazione, quindi, ha tutto il sapore di ringraziamento a S. Gregorio, patrono degli appestati, che li aveva liberati dall'orrendo morbo e dalla guerra, donando proprio, nei pressi di quella chiesa, la libertà alla Valle. Ed ecco il riassunto d'una locazione, scelta a caso, del Pozzone. Il 2 gennaio 1557 (3) il sac. Alberto figlio di Bernardo degli Albertazzi di Postalesio, beneficiale della chiesa di S. Gregorio, e due fabbriceri affittarono il Pozzone ed il canneto per 7 anni col diritto di pesca e di raccolta delle canne. L'affitto annuo era di lire 12 imperiali a beneficio della chiesa. Tra le clausole trovo questa curiosità: gli abitanti del comune di Forcola, ‘e solo loro, mantenevano il diritto di tagliare le canne occorrenti per il tetto delle loro case e delle loro stalle. Questa notizia ci ricorda come, in quel tempo, alcune case e molte stalle fossero coperte di canne, tanto che i notai, in ogni vendita di casa, specificavano se lo stabile fosse o no coperto di piode. Facciamo ora un salto di mezzo secolo: l'undici giugno 1617 (4) i fabbriceri di S. Gregorio locavano il Pozzone per 7 anni, sempre col diritto di pesca. Gli affittuari però avrebbero dovuto sborsare annualmente alla chiesa ben 36 scudi, del valore di lire 6 imperiali per scudo! 216 lire imperiali erano una cospicua cifra a quel tempo, se equivaleva allo stipendio di un curato per mezzo anno. Tale grossa cifra ci suggerisce come, durante il sec. XVI, il diritto di pesca a favore della chiesa di S. Gregorio, a poco a poco, conquistasse tutta la sponda sinistra dell'Adda coi numerosi meandri creati davanti a Forcola dalle ricorrenti inondazioni del fiume: l'atto infatti specifica che si affittava il Pozzone con tutti i rami dell'Adda che gli giravano attorno.

(1) A.s.So. 668, Sannazzaro Castelli, 28 agosto 1521.
(2) AsSo. 828, Gio. Battista Camozzi.
(3) A.s.So. 846, Gio. Battista Camozzi.
(4) A.s.So. 3556, Gio. Pietro Malacrida.

Articolo tratto da: G. da Prada, Elzeviri di toppa, Tip. Poletti, V. di Tirano, 1995.

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