San gregorioQuest’articolo, che parla ancora della chiesa di S. Gregorio “in strata”, sulla strada Valeriana cioè, vuole completare qualche curiosità di quel luogo che, ora solitario, un tempo era invece un posto d’intenso transito fluviale ed intervallivo: da quel “porto”, infatti, partivano vari sentieri che salivano la Val Tartano verso Sostilla o verso Campo per la stradicciola del maggengo Quagel.

Si capisce quindi come tale chiesa fosse un preciso riferimento per tutti gli abitanti della Val Tartano che, religiosamente, gravitavano su Ardenno: in antico da quella Pieve partivano per il servizio religioso, i cappellani che raggiungevano Tartano, Sostilla ed Alfaedo, prima che tali nuclei montani divenissero parrocchie.

La lontananza, però, dalla chiesa matrice spinse, nel Sec. XV, gli abitanti della Val Tartano a sempre più pressanti richieste al vescovo di Como per avere un sacerdote che, come curato, attendesse a tutte le loro necessità spirituali quali battesimi, funerali e messe festive. Fu così che, finalmente, giunse al notaio di Morbegno Pietro Foppa lo strumento di separazione, degli abitanti di Forcola e di Tartano, da Ardenno, con facoltà, per quella gente, di procurarsi un curato residente a S. Gregorio od a S. Gottardo di Alfaedo: tale decreto del vescovo di Como Lazzaro Scarampi era stato rogato dal notaio Francesco Ripa e portava la data del 19 settembre 1465.

Per il 21 ottobre s’indisse (1) una vicinanza di tutti i capifamiglia di Forcola a Lavizzolo, ove, soggiunse il notaio (notizia assai interessante), quegli uomini solevano tenere le loro adunanze comunali. Colà, certamente in clima di gioia tra brindisi e bruciate, si ascoltò la traduzione fatta dal notaio, del decreto vescovile; dopo l'approvazione si scelsero alcuni messi che si dovevano portare dall’arciprete di Ardenno per le ultime definizioni; si elesse, poi, il primo curato di S. Gregorio e di S. Gottardo nella persona del sac. Giovanni Cavazzi di Tartano.
Il 2 dicembre (2) nella stua del notaio morbegnese si trovarono circa 20 capifamiglia di Tartano che, pure loro, approvarono il decreto vescovile e la nomina dello stesso curato. Ancora, il 15 gennaio 1466, sempre presso lo studio notarile di Pietro Foppa, si trascrissero gli ordini per il nuovo curato, che, essendo i primi ed in qualche punto curiosi, si riassumono per esteso: il curato doveva celebrare i sacri offici, secondo il volere della gente, sia nella chiesa di S. Gregorio che in quella di S. Gottardo di Alfaedo. Non doveva allontanarsi dalla parrocchia, più di due giorni la settimana; doveva pernottare in parrocchia doveva fare i funerali ovunque, alla tariffa di 3 soldi imperiali per funerale; l'offerta d’ogni messa conpranzo era di soldi 3, senza pranzo di soldi 5. Doveva somministrare i sacramenti senza paga. Non doveva frequentare le osterie, nè giocare a dadi od a carte, vivere onestamente e comporre la pace fra le discordie. Nulla doveva pretendere per i battesimi; se si fosse assentato era lecito per quelle genti scegliere un altro beneficiale a loro gradito; non doveva avere famigliarità con donne del comune, sotto pena della privazione della paga annuale; doveva fare l’inventario dei beni immobili della chiesa. Doveva, nelle prime ore della festa, cantare messa ove il popolo voleva; doveva attenersi alle convenzioni contenute nell'atto di separazione con la chiesa di S. Lorenzo in Ardenno; non poteva trattenere le offerte fatte nella chiesa di S. Gregorio o di S. Gottardo e finalmente la cera dei funerali era di spettanza delle predette chiese. Ma al nuovo curato bisognava procurare, ancora, un congruo sostentamento: ecco quindi la nuova vicinanza dei capifamiglia di Tartano e Forcola, tenuta, questa volta, nella chiesa di S. Gregorio il 17 febbraio 1466 (3).

In quel giorno ci si impegnò a raccogliere, ogni anno e in perpetuo, per la chiesa e per il curato lire 140 imperiali, delle quali 70 sarebbero state lo stipendio del curato. Ogni famiglia, visto il numero ed il censo dei propri componenti, promise di pagare la tassaper S. Martino. Furono pure regalati alla parrocchiale di S. Gregorio tutti i terreni circostanti la chiesa: nel rogito notarile si elencano il numero e le coerenze.

Questi antichi documenti, che ci hanno parlato della separazione di Forcola da Ardenno, probabilmente erano diventati sconosciuti nel 1700, se, il 12 gennaio 1729, (4) alcuni capifamiglia di Forcola "confessi et communicati nella Pasqua di Resurrezione” spontaneamente giurarono davanti al notaio: “Che la verità fu, et e, che detti attestanti hanno sempre sentito dire da suoi Maggiori e più vecchi di quel tempo, che la loro Chiesa di S. Gregorio sia stata veramente separata dalla Prepositurale di S. Lorenzo d ’Ardenno, ed eretta veramente in Parochiale e Titolare, e che sia tale per costante traditione da Padri a Figlioli immemorabile, e sapere di propria scientia e pratica recente continozvata, che il Parocho di S. Gregorio sia sempre andato ad Ardenno per servire alla sudetta Chiesa Prepositurale di S. Lorenzo nella solennità della sua consacratione che cade li cinque di Genaro e che il Sig. Prevosto d’Ardenno soglia andare alla sudetta Chiesa di S. Gregorio nel giorno della festa del S. Titolare ed anche cantare messa a suo arbitrio anzi, che essendo stati tutti li sudetti attestanti in alcun tempo Sindici di detta Chiesa di S. Gregorio, habbino sempre passato alli Revdi Sig.ri Prevosti d’Ardenno il consueto onorario per il suo intervenimento in conformità del stabilito nell’lstromento di separatione, mutata però la cera in dinari”.

(1) A.s.So. 209, Pietro Foppa.
(2) A.s.So. 209, Pietro Foppa.
(3) A.s.So. 209, Pietro Foppa.
(4) A.s.So. 7947, Gio. Battista Paravicini.

Articolo tratto da: G. da Prada, Elzeviri di toppa, Tip. Poletti, V. di Tirano, 1995.  

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