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Dati tecnici e programma:

ore 16.15  Ritrovo in piazza a Sirta.
ore 16.30  Partenza per la val Fabiolo percorrendo l’antica mulattiera;
  durante il percorso diverse soste a base di antiche leggende intervalleranno la salita.   
ore 18.30  Arrivo previsto nella frazione Sostila, breve sosta e spuntino ristoratore.
  In seguito, ritorno a Sirta  
ore 21.00  Cena presso la sede della Pro loco.
Presentarsi muniti di scarponi, bastoni o racchette, abbigliamento adatto e possibilmente pila o frontale.
 
Altimetria
 

Itinerario

Partenza dal cuore di Sirta: poco sopra la chiesa di San Giuseppe (m. 289), presso le case alte nella parte destra (occidentale) del paese, troviamo l’indicazione della “Via alla Sostila”; raggiungiamo le ultime case, quasi a ridosso del versante montuoso, prendiamo a destra, su sentiero che poi diventa mulattiera (segnavia rosso-bianco-rossi con numero 17), salendo all’ombra del bosco di castagni. 

Passiamo a destra di una “casina”, baita usata per l’essiccazione delle castagne, davanti alla quale si trova, sul ciglio della mulattiera, la prima delle cinque cappellette (“gisöi”) che ritmano la salita a Somvalle, in corrispondenza di altrettante “pòse”, luoghi di sosta per chi saliva in valle con pesanti carichi sulle spalle ed ai piedi zoccole (“sciapèi”) di legno.

Dopo un primo tratto verso sud-ovest, la mulattiera piega a sinistra, procedendo verso est. Il fondo è largo e buono, ed alterna tratti lastricati a tratti scavati nella roccia o con fondo in terra battuta.

Raggiungiamo uno dei tratti più suggestivi del percorso: poco prima di addentrarsi nella valle, la mulattiera, protetta da un muretto sulla sinistra, regala, complice il diradarsi del bosco, un ottimo colpo d’occhio sulla piana di Selvetta, sull’abitato di Sirta, raccolto intorno all’inconfondibile cupolone, e sul severo salto roccioso che lo domina ad est, la Caurga. Si tratta del punto panoramico denominato “bàach”, meta prediletta dei giovani di un tempo, che da qui amavano lanciare a valle “gìcui”, altre grida prolungate e modulate, che richiamano vagamente gli jodler del Tirolo (la pratica ludica dei “gìcui” era, peraltro, diffusa in tutte le zone della Val Fabiòlo e della Val Tartano, specialmente sugli alpeggi e sui prati scoscesi dove le donne tagliavano il fieno selvatico: era un modo per vincere la solitudine, per cacciare la malinconia, per farsi sentire dagli altri). Segue un tratto in breve discesa, nel quale la mulattiera volge gradualmente a destra. 

Si chiudono, alle nostre spalle, gli scenari della valle dell’Adda e si aprono quelli ben più cupi della Val Fabiòlo, la valle delle ombre, delle magie, delle inquietudini, degli spiriti.Alla nostra sinistra scorre il Fabiòlo, prima di sfogare le sue ultime rabbie gettandosi nella forra terminale della valle; sull’uno e sull’altro lato della valle versanti incombenti, che cadono a picco, e sembrano dire che questo non è posto per uomini.

Ma la mulattiera prosegue con la sua pacata flemma, iniziando a salire, con tratto scalinato, in direzione della seconda “pòsa”, quella del “gisöl d’inèm la val”, cioè della cappelletta nel fondo della valle. Poco prima della cappelletta superiamo il primo ponticello che porta al sentiero per Lavisòlo, il quale, correndo sullo scosceso versante opposto, si riaffaccia sul versante valtellinese e porta alla bella piana dove sorge l’antico nucleo, a monte della Sirta.

Continuiamo la salita in uno dei punti più ripidi della valle, detto “li Curnasci” (il nome si riferisce ai picchi rocciosi, “corne”, che incombono sopra il nostro capo) dove la buona volontà di chi ancora tutela il territorio ha attrezzato le rocce con catene per facilitare la salta ai viandanti. Oltrepassiamo la salita con una brevissima sequenza di tornantini sx-dx raggiungendo il secondo ponticello in sasso detto anch'esso de li Curnasci, che permette di passare sul lato opposto della valle. Un lungo tratto dritto, ritmato dall'attraversamento di alcuni ruscelli ci porta rapidamente in alto ai piedi dei prati della località Bùres

Superato il terzo ponte entriamo nel maggengo e camminiamo sul sentiero segnalato da pietre disposte a coltello ai lati dello stesso. Intanto la valle si è aperta favorendo la vista sul naturale anfiteatro costituito dai boschi all'intorno. Eccoci alla cappelletta dei Bùres, la terza sosta (m. 650, ad un’ora circa dalla Sirta), nella quale è rappresentata una Madonna con Bambino, dal volto sereno e dal sorriso appena accennato.

Da qui saliamo allo splendido villaggio di Sostìla, sospeso, a mezza costa, sul ripido versante occidentale della valle contornato da prati e selve: dalla cappelletta un sentierino sale a tagliare un prati, poi diventa più marcato ed inanella una serie di tornanti, in una selva di castagni, fino a raggiungere le case del paese aggrappate attorno alla piccola chiesetta.

Adattamento dal sito: http://www.paesidivaltellina.it/

Dove siamo


La scuola di Sostila

copertina

 

Storia di una scuola
che non c'è più.

Su per la Valle

copertina

 

Un libro sulle leggende
della Val Fabiòlo.

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